Purtroppo nella Chiesa, a volte con buone intenzioni, si producono strappi alla Comunione e all’unità. Così è successo con i seguaci di Lefebvre lo scorso 30 giugno. Disobbedire al Papa e destituirne il ruolo e la persona come fanno loro è segno palese di non comunione e quindi fonte di scomunica, con tutto quello che ne consegue.
Occorre agire secondo coscienza, è vero. Ma il bene per la Chiesa lo si deve manifestare anche con una obbedienza al magistero dei vescovi e del popolo, una obbedienza non cieca né supina, ma libera e motivata, così come fecero per esempio san Francesco e santa Caterina da Siena: criticarono amando, rinnovarono la Chiesa amandola e con amorevolezza riportandola alla coerenza al Vangelo.
Purtroppo i lefebvriani hanno mancato. Sono più dediti a mantenere il loro modo di vivere da cristiani che amare la Chiesa. Amano la loro idea di Chiesa, non la Chiesa reale così com’è. Preferiscono se stessi e il proprio modo di pensare piuttosto che accogliere o per lo meno dialogare con il magistero ecclesiale: peccato!
Preghiamo per l’unità e per i vescovi, impegniamoci a conoscere e a seguire con maggior coerenza il Vangelo.