L’Informatore del 12 luglio 2026

Che caldo… e non smetterà tanto presto dicono i meteorologi… ma mi sa che all’inferno si sta peggio. Il riccone della parabola (Lc 16,19 ss), finito all’inferno, chiede una briciolina di sollievo al povero Lazzaro, beato tra i più santi del Paradiso: una gocciolina che cola da un dito intinto nell’acqua per bagnare la lingua. Ma niente, non si può. E così ai tormenti del caldo si aggiunge per il riccone la dannazione di non avere rimedi per l’eternità.

Vi confido che pensare all’inferno mi dà un briciolo di sollievo in questa canicola. Ma credo anche che dobbiamo dirci beati, noi che possiamo ovviare al caldo con qualche stratagemma tecnologico: condizionatori, ventilatori, frigoriferi per avere cibi e bevande fresche, piscine, ecc. ecc. Peccato che siano però stratagemmi che peggiorano la situazione globale, ma altro non abbiamo, se non cercare refrigerio in qualche zona ombrosa e ventilata.

Altro pensiero che mi viene, immaginando l’inferno, è che devo darmi da fare a irrobustire la mia fede in Dio e nella sua Misericordia, unico modo per evitare di finirci all’inferno. Quindi maggior gusto nel pregare, maggiore attenzione al prossimo, rinuncia a qualche comodità per dar gloria a Dio. Attenzione ai colpi di calore, «ma l’inferno fa ancor più paura» (cfr. A. Branduardi, Il lupo di Gubbio, nell’album L’infinitamente piccolo).